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venerdì 23 maggio 2008

Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

"Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere."

Medaglia d'oro al valor civile
«Magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, consapevole dei rischi cui andava incontro quale componente del 'pool antimafia', dedicava ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la sfida sempre più minacciosa lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Proseguiva poi tale opera lucida, attenta e decisa come Direttore degli Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio delle Istituzioni.»— Palermo, 5 agosto 1992

Passeggiata cazzeggio nella pausa pranzo


Nella pausa pranzo oggi, anziché restare in ufficio (cosa che negli ultimi giorni ho fatto sempre qui a Latina a causa del maltempo), me ne sono andato a fare un giretto per il centro approfittando della giornata soleggiata. Ho scoperto una città nuova, un po' surreale, poiché alle 14.00 non c'era nessuno per strada e c'erano i carabinieri nella piazza centrale (Piazza del Popolo) che allestivano il palco per il XIX raduno dei Carabinieri che si terrà domenica 25.
Mentre passeggiavo riflettevo e contemporanemente guardavo questi luoghi. A molti Latina non piace eppure architettonicamente è molto bella. E' una città fascista quindi soffre di pregiudizi storici, ma, se riusciamo a liberarci delle solite etichette che ormai rappresentano uno sport nazionale, scopriremo una città viva e moderna il cui unico cruccio è la totale assenza di collegamenti (per arrivare da Cassino la mattina impiego 2 ore!).
"Oggi la terra è qui , a mezz’ora soltanto di distanza dalla capitale. E qui che noi abbiamo conquistato nuove provincie, è qui che abbiamo condotte delle vere e proprie operazione di guerra. E’ questa la guerra che noi preferiamo. Ma occorre che tutti ci lascino intenti al nostro lavoro che non si vuole che noi applichiamo in altro campo quella stessa energia, quello stesso metodo."
Benito Mussolini (Discorso per l'inaugurazione della città di Littoria 1932)

domenica 18 maggio 2008

New Italian Epic


La settimana scorsa ho letto il pamphlet di Wu Ming 1 sul New Italian Epic, ossia la nuova narrativa italiana italiana che ha caratterizzato l'ultimo decennio e che accomuna diversi autori italiani che apparentemente non hanno nulla in comune.
Dei vari autori citati ne ho letti diversi e devo dire che effettivamente sembra esserci una linea sottile e impercettibile che accomuna romanzi come "Q" di Luther Blisset (alias Wu Ming), "La Presa di Macallè" di Camilleri, "Romanzo Criminale" di De Cataldo oppure "Gomorra" di Saviano.
Dal mio punto di vista (da lettore molto ignorante) è una mescolanza tra allegoria dei tempi attuali e la storia passata, che si fondono in un continuum spazio-tempo e che tramite la letteratura ci fa vedere come in ogni luogo e in ogni tempo si verificano sempre le stesse storie essendo i protagonisti sempre degli uomini.
Qui si può leggere il pamphlet completo.

domenica 27 gennaio 2008

Memoria o attualità?











Oggi è l'anniversario della Shoah, sono passati ben 62 anni dall'ingresso dell'Armata Rossa ad Aushwitz, eppure le due foto a lato esprimono sia l'orrore di 62anni fa che quello attuale in Darfur. La memoria sembra scomparire, tuttavia probabilmente è normale, se gli orrori del presente nemmeno li vediamo. Avevo intenzione di parlare delle sterili beghe della nostra inutile classe politica ma alla fine mi sono reso conto che non me ne frega una emerita mazza.
Voglio solo rendere omaggio ai milioni di morti di sessant'anni fa e alle povere vittime innocenti che oggi muoiono nella nostra indifferenza.

P.S. Il Corriere della Sera on line qualcosa sul giorno della memoria l'ha messo ma Repubblica, al di là delle solite troie da calendario rattuso (che gli fa avere molti link in modo da potersi dichiarare il primo portale italiano per l'informazione), non ne ha parlato per nulla.

"Se con l'olocausto Dio ha scelto di interrogare l'uomo, spetta a questi rispondere con una ricerca che ha dio per oggetto." Elie Wiesel.


« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso.
Mai. »
Elie Wiesel. (Tratto da La notte, edizione italiana La Giuntina, Firenze, pp. 39-40)

martedì 25 dicembre 2007

Ciao Grandissimo...

Ricordiamo un grande con il suo manifesto più grande...



"La vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo."
Charlie Chaplin

P.S. Buon Natale

sabato 24 novembre 2007

IL TRIANGOLO NERO



Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donneLa storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori. Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori. Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione.Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.


Nessun popolo è illegale.


Per chi volesse aderire digiti qui.

martedì 6 novembre 2007

Giustizia e Libertà: Viva il Partito d'Azione



Oggi è morto uno dei tre più grandi giornalisti della storia italiana, Enzo Biagi.

Dopo Indro Montanelli se ne va anche lui, resta solamente Giorgio Bocca.

Per rendergli omaggio oggi scrivo un post che avrei voluto scrivere tante volte, mettendo nero su bianco quale partito sogno di avere in Italia un giorno.

Sto parlando del Partito d'Azione, nato dalle Brigate Partigiane di Giustizia e Libertà. Tra queste file militava Enzo Biagi e tra esse vi erano Ferruccio Parri, Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone, gente che aveva una bellissima idea dell'Italia, ma che l'accozzaglia cattocomunista ha ucciso (politicamente parlando) sul nascere.

Io sento di appartenere a questo credo politico e spero che un giorno tutte le persone che la pensano a questo modo capiscano che è arrivato il tempo di riunirsi e prendere in mano il destino di questo povero paese.

Ciao Enzo.

“Provenienti da diverse correnti politiche, archiviamo per ora le tessere dei partiti e fondiamo un’unità di azione. Movimento rivoluzionario, non partito, “Giustizia e libertà” è il nome e il simbolo. Repubblicani, socialisti e democratici, ci battiamo per la libertà, per la repubblica, per la giustizia sociale. Non siamo più tre espressioni differenti ma un trinomio inscindibile.”

Apertura del primo numero del periodico Giustizia e Libertà, fondato dai Fratelli Rosselli.

sabato 22 settembre 2007

Giovanni Pesce e Guernica


Durante il sonnecchioso dopopranzo, mentre leggo un po' di fatti sul web, casualmente m'inbatto in Giovanni Pesce. Per chi non lo sapesse egli era noto con il nome in codice di "Visone" ed è stato un grande comandante partigiano. Egli è stato uno di quegli uomini che ci hanno restituito la libertà.
E' morto il 27 luglio di quest'anno a 89 anni ed ha partecipato come volontario alla guerra civile spagnola nel 1936.
Il periodo spagnolo (1936-1937) è una fase della storia che è sempre stata poco raccontata e ricordata, le mie conoscenze si basano esclusivamente su "Omaggio alla Catalogna" di George Orwell, eppure mi piacerebbe tantissimo saperne di più.
Qualcosa si può trovare in un sito chiamato "Memorie di Spagna" al quale ha contribuito anche il comandante Visone.
"Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto."
George Orwell.

mercoledì 22 agosto 2007

Briganti 2

A completamento del post di ieri, e con una Lina Sastri veramente magistrale.

martedì 21 agosto 2007

Briganti

Il video che posto oggi forse ha un tono troppo enfatico, ma mette in evidenza un problema vero: la storia la fanno i vincitori. Ci tornerò.

venerdì 27 luglio 2007

Thomas Müntzer



« Guarda, i signori e i prìncipi sono l'origine di ogni usura, d'ogni ladrocinio e rapina; essi si appropriano di tutte le creature: dei pesci dell'acqua, degli uccelli dell'aria, degli alberi della terra (Isaia 5, 8). E poi fanno divulgare tra i poveri il comandamento di Dio: "Non rubare". Ma questo non vale per loro. Riducono in miseria tutti gli uomini, pelano e scorticano contadini e artigiani e ogni essere vivente (Michea, 3, 2-4); ma per costoro, alla più piccola mancanza, c'è la forca. »
Sono parole che Thomas Müntzer pronunciava nel 1524 nella sua "Confutazione ben fondata". Thomas Müntzer è uno dei miei personaggi storici preferiti. Figlio di un artigiano benestante potè studiare e laurearsi in Filosofia e Teologia, ordinato prete fu in prima linea nel condannare l'amoralità della Chiesa. Conobbe Lutero e fu impegnato in polemiche con lui.
Müntzer fu persona coerente fino in fondo, per lui il pensiero religioso e l'azione sociale andavano di pari passo. Fu quindi fra i capi delle rivolte contadine in Germania, volte a ritrovare un cristianesimo delle origini molto vicino ad un comunismo moderno.
Sconfitti i contadini a Frankenhausen (1525), fu catturato e torturato per convincerlo a rinnegare le proprie idee. Resistette, e fu messo a porte per decapitazione il 27 maggio 1525.
Müntzer visse i suoi pensieri nel centro delle lotte sociali e politiche del suo tempo: il suo discorso teologico era direttamente un discorso politico, cioè aderenza alle situazioni, alla concretezza dello spazio e del tempo. Certo, anche il suo contemporaneo Lutero fu calato nel suo tempo; ma quando si è trattato di scegliere pro o contro i contadini in rivolta, Lutero scelse contro di essi, la sua teologia si è concretizzata in una prassi conservatrice. Viceversa Müntzer fu coerente fino in fondo, un rivoluzionario per ragionamento prima che per passione.
Per saperne di più su Thomas Müntzer e sulle rivolte dei contadini vi consiglio un libro particolare, Q di Luther Blisset, si legge come un libro di cappa e spada, fa riflettere come un trattato di filosofia, e oggi se ne sente il bisogno più che mai.
Solo dopo averlo letto vi suggerisco di ascoltare questo pezzo: "Canzone del Capitano Gert" dell'Osteria Popolare Berica.

giovedì 21 giugno 2007

22 Giugno 1633: l'abiura di Galilei


Domani, 22 giugno, saranno passati 374 anni da quando Galileo Galilei fu costretto a sottoscrivere un documento che iniziava così:

“Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa…”

È la sua famosa abiura che nel testo integrale vi riporto alla fine del post, perché possiate rileggerla ed indignarvi ancora una volta per l'umiliazione che il grande uomo dovette subire.

Ma l'abiura di Galileo non è soltanto questo; essa stroncò la ricerca scientifica in Italia per alcuni secoli. L'Italia dovette cedere lo scettro ad altre nazioni, Francia ed Inghilterra, divennero leader nelle nuove scienze naturali. Non fu il primo episodio. Non è stato l'ultimo. Fu l'esercizio ottuso di un potere che pensava di detenere laverità ultima sulle cose del mondo. Una verità che andava preservata a tutti icosti. Magari cercando di congelare la storia.
Ogni volta che la ricerca scientifica comincia a mettere in dubbio le conoscenze correnti, che puntellano le oligarchie politiche ed economiche, la ricerca viene
umiliata ed emarginata. Chi non ricorda le montagne di chiacchere sul nucleare? Chi non assiste ogni giorno agli attacchi all'evoluzionismo? Chi non vede i tentativi di bloccare la ricerca genetica perchè essa sembra mettere indiscussione il concetto stesso di Vita da noi posseduto? Alla fin fine, oggi come allora, il potere tollera la ricerca solo se asservita ai propri fini.

La libertà della ricerca è anche libertà dei ricercatori: un salario decente, un posto di lavoro non precario, un riconoscimento del merito, delle opportunità di crescita. Il nostro Paese sembra che ormai abbia deciso che la ricerca è un lusso che non ci possiamo permettere. Non c'è neanche più bisogno della violenza personale dell'abiura. E' sufficiente stringere il cordone della borsa per un tempo sufficientemente lungo. Alla fine la ricerca morirà per inedia. Nessun giovane di talento sano di mente sceglierà una carriera che non ha più senso nel nostro Paese.
Ecco perchè va ricordata l'abiura di Galileo. Perchè ancora oggi, salvo la forma, la ricerca scientifica soffre quelle stesse umiliazioni che dovette subire il nostro più grande scienziato.

Abiura di Galileo Galilei
Letta il 22 giugno 1633

Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.
Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.
Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.
Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.
Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.

sabato 24 marzo 2007

Due secoli di mito


Quest'anno ricorre il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Purtroppo nella nostro sotto cultura la sua memoria ci riporta ad interminabili ore di lezione a scuola sempre con un occhio socchiuso e l'altro verso l'orologio nella speranza che suonasse la campanella.
Oggi mi ritrovo a parlare di Garibaldi un giorno si ed uno no a lezione eppure ogni volta che ne parlo il sentimento che provo è sempre di orgoglio e fierezza.
E' l'emblema di un uomo che non è mai sceso a compromessi, ha sempre creduto che tutto quello che faceva era giusto ed aveva un tale carisma che faceva presa su chiunque. Gli sono stati tributati onori ovunque eppure oggi le sue idee così moderne sono accantonate da questo ritorno oscurantista della gerarchia ecclesiastica che ha una presa così forte su coloro che ci governano.
Allora ben venga l'iniziativa di Repubblica e l'Espresso (http://marketing.repubblica.it/RISORGIMENTO/index.html) di pubblicare una serie di volumi dedicati al Risorgimento.
Se la memoria traballa perché spopola vallettopoli ed il voyeurismo a pagamento, riprendiamoci la nostra storia, cerchiamo di capire cosa spingeva giovani uomini colti (erano tutti laureati o diplomati) che partivano volontari nelle imprese garibaldine disposti a sacrificare la vita per l'unità nazionale.
Quei ragazzi avevano un sogno, cerchiamo di sognare anche noi.
Oggi più che un aforisma è bene citare il pensiero di Victor Hugo su Garibaldi.

«Uomo in tutta l'accezione sublime del termine»
Victor Hugo

venerdì 9 febbraio 2007

Foibe ed Emanuele Filiberto


Stamattina ho visto a "La Storia siamo noi" l'intervista ad uno dei sopravvissuti delle Foibe. La cosa agghiacciante è stato il terrore negli occhi di quell'uomo al ricordare gli avvenimenti e penso che non si discosti troppo dal terrore vissuto da Primo Levi ad Auschwitz e che inesorabilmente lo ha portato al suicidio.
Più vado avanti e più mi rendo conto che le colpe non hanno colori politici ma sono legate semplicemente alla banalità del male ed alla vigliaccheria infima dell'essere umano.
In nome di questa vigliaccheria noi italiani abbiamo subito per vent'anni la dittatura fascista appoggiata da una monarchia da quattro soldi.
L'ultimo pensiero lo dedico al principino Emanuele Filiberto che ha dichiarato che l'Italia è pronta per una Monarchia Costituzionale:
"Caro principino ricordati l'art.139 della Costituzione, se i tuoi desideri vuoi avverare la rivoluzione devi fare, e tuo padre ti deve aiutare, con il suo esercito di mignotte, papponi e pokerini. Goditi i tuoi miliarducci e non scassare i coglioni, tieni a mente che non conviene mai parlare troppo"


"Per me una persona eccezionale è quella che si interroga di continuo laddove altri vanno avanti come pecore."
George Brasseurs.