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martedì 4 novembre 2008

Dell'Utri, di mafia e di più



E' da un po' di tempo che non pubblico post a causa di impegni lavorativi. Ma oggi sono proprio disgustato (sebbene il fegato si stia indurendo sempre più).

Leggo su Repubblica che il SENATORE MARCELLO DELL'UTRI CONDANNATO L'11 DICEMBRE 2004 PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA, ha il coraggio di dire in pubblico che l'antimafia costa troppo per quello che produce!

Effettivamente non ha torto se contiamo tutte le persone che sono morte lavorandoci e quindi tutti i soldi che lo stato paga ai familiari. A questo punto mi è venuta un'idea: perché non facciamo pagare queste spese a tutti i condannati per mafia dei quali sono accertati i proventi illeciti? E perché non cominciamo proprio dal Sen.Dell'Utri?

Inoltre dice che i conduttori del TG3 sono troppo tristi e catastrofici, ci vorrebbero persone più felici ed ottimiste? Allora perché non mettiamo una bella tettona? Ma il sen.Dell'Utri non ha detto sempre che fa male pensare al sesso e l'astinenza fa bene?

Ultima cosa: ma questo Klaus Davi è stato unto anche lui dal Signore d'Italia?

«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... [...]»

Leonardo Sciascia. "Il Giorno della Civetta."

sabato 31 maggio 2008

Gli smemorati


Siamo un paese di smemorati, non ce ne frega niente di quello che succede attualmente figuriamoci se potremo mai indignarci per quanto successo 20 o 30 anni fa.
L'altro giorno ho visto, nel giorno dell'anniversario della morte di Giovanni Falcone, un'intervista a dei ragazzi che uscivano da una scuola milanese ed un paio di loro non avevano minimamente l'idea di chi fosse Giovanni Falcone.
Non c'è memoria perché la memoria è inutile.
D'altronde come ci ricorda il "De Mauro" la memoria è facoltà della mente umana di conservare, ridestare in sé e riconoscere nozioni ed esperienze del passato.
Oggi a chi frega del passato?
Si vive nel presente in una tristezza perenne per una qualità di vita del passato che non c'è più (ecco dove si pensa al passato), senza capire che per fare quel tipo di vita ci siamo indebitati fino all'osso del collo ed ora stiamo iniziando a saldare il conto.
Siamo un paese vecchio e malandato che non ha più bisogno di eroi ma solamente di intitolare le strade a personaggi del passato che i nostri bei politici ritengono degni di gloria.
Non c'è da arrabbiarsi e tantomeno da indignarsi, è l'Italia che va così, perché noi italiani siamo così, preferiamo demandare, abbiamo bisogno di qualcuno che ci gestisca, che risolva i nostri problemi e quindi che pensi al posto nostro. Se il ragionamento fila dritto allora non abbiamo bisogno di memoria, basta quella che oggi ci raccontano Alemanno, Berlusconi, Veltroni, Di Pietro e la sinistra radicale (a proposito ma dov'è?).
Probabilmente oggi l'unica forma di sovversione è rimasta annidata tra i libri perché solamente lì ormai possiamo esprimerci liberamente e tentare di mantenere vivo il ricordo.

Che cosa e', allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so.
Sant'Agostino

venerdì 30 maggio 2008

Almirante (continua)

In molti hanno scritto dell'Almirante antisemita e dell'Almirante massacratore repubblichino, ben pochi invece si sono soffermati sul fatto che Giorgio Almirante fu amnistiato solo perché ultrasettantenne dal reato di favoreggiamento aggravato agli autori della strage di Peteano, nella quale tre carabinieri furono fatti saltare in aria.

Giorgio Almirante, il grande statista al quale Gianfranco Fini rende omaggio e Gianni Alemanno vuol dedicare una strada romana, per la legge italiana è dunque un terrorista complice dell'assassinio di tre carabinieri. Ecco tutta la storia.

Il 31 maggio 1972, in Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia, mentre in televisione trasmettevano Inter-Ajax, morirono dilaniati in un attentato il brigadiere Antonio Ferraro di 31 anni e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Bongiovanni di 33 e 23 anni. Rimasero gravemente feriti il tenente Francesco Speziale e il brigadiere Giuseppe Zazzaro.

Nonostante i morti fossero tre poveri carabinieri, immediatamente una cortina di depistaggi fu elevata per coprire i responsabili. Come per Piazza Fontana si diede per anni la colpa ai rossi; la strategia della tensione serviva per quello e funzionava così. pateano_3Tra i principali depistatori vi fu il generale Dino Mingarelli, condanna confermata in Cassazione nel 1992 per falso materiale ed ideologico e per soppressione di prove, e il generale piduista Giovanbattista Palumbo, che all'epoca era comandante della divisione Pastrengo di Milano e che aveva competenza su tutto il Norditalia, che inventò la pista rossa di sana pianta. Per difendere gli assassini di tre carabinieri, due dei maggiori in grado dell'arma delle vittime, per anni ne fecero di tutti i colori, manomettendo e facendo sparire le prove, come si legge nelle sentenze e come racconta benissimo il giudice Felice Casson in un libro intervista che uscirà in futuro.

La strage avvenne a 15 giorni dall'omicidio Calabresi e tre settimane dopo le elezioni politiche del 7 maggio nelle quali l'MSI era cresciuto fino all'8.67%, massimo storico e ad un passo dal PSI. I colpevoli materiali della strage, condannati all'ergastolo con sentenza definitiva, erano gli iscritti all'MSI friulano Carlo Cicuttini e Vincenzo Vinciguerra insieme ad Ivano Boccaccio, ucciso pochi mesi dopo i fatti in uno strano tentativo di dirottamento aereo all'aeroporto di Ronchi dei Legionari. Con Peteano c'entrano tutti, i vertici dei carabinieri, l'MSI (al quale erano iscritti tutti i terroristi) la P2, Gladio, i servizi italiani e la CIA nel pieno della strategia della tensione. Destabilizzare per stabilizzare.

Per trappolare la 500 di Peteano furono usati materiali di Gladio conservati ad Aurisina e tecniche che venivano insegnate alla Folgore a Pisa. Risoltosi il problema di Boccaccio, restavano Cicuttini e Vinciguerra. Abbiamo già detto che la strategia della tensione serviva a destabilizzare per stabilizzare e proprio l'MSI la stava capitalizzando, come il voto del 7 maggio aveva appena dimostrato. E quindi i camerati andavano salvati. E qui interviene il nostro. Dopo la morte di Boccaccio a Ronchi, Vinciguerra e Cicuttini, segretario dell'MSI a San Giovanni a Natisone, in provincia di Udine, che faceva i comizi con Giorgio Almirante, nonostante non fossero ancora stati inquisiti per Peteano (le piste fasulle staranno in piedi per anni), si erano comunque resi latitanti. Latitanza dorata nella Spagna di Francisco Franco, dove il loro punto di riferimento era Stefano delle Chiaie e dove con questo si dedicavano al traffico d'armi. Cicuttini sposò perfino la figlia di un generale. C'era un solo punto debole del piano: la voce di Cicuttini registrata sia nei comizi dell'MSI sia nella telefonata con la quale Cicuttini attirò i carabinieri nella trappola a Peteano.

E fu proprio Giorgio Almirante, il fascista in doppio petto, quello rispettabile, quello con il senso dello Stato, a proteggere l'autore della strage di Peteano fino a mandargli 34.650 dollari statunitensi in Spagna proprio per operarsi alle corde vocali. Ciò è processualmente provato. Almirante consegnò personalmente i soldi all'avvocato goriziano Eno Pascoli che li fece avere a Cicuttini a Madrid, via Svizzera. Almirante e Pascoli, incriminati per favoreggiamento dell'autore della strage di Peteano furono rinviati a giudizio insieme. Ma mentre Pascoli sarà condannato, la condanna di Almirante seguirà un corso diverso. Il capo dell'MSI godeva infatti dell'immunità parlamentare dietro la quale si trincerò perfino per evitare di essere interrogato. La tirò avanti per anni di battaglie nelle quali non fu mai in dubbio la sua colpevolezza, finché non intervenne un'amnistia praticamente ad personam, della quale beneficiava solo in quanto ultrasettantenne. Giorgio Almirante, l'uomo d'ordine, dovette chiedere per sé l'amnistia perché il dibattimento lo avrebbe condannato e ne beneficiò (mentre il suo complice fu condannato) per il reato di favoreggiamento aggravato degli autori (militanti e dirigenti del suo partito) di un attentato terroristico nel quale vennero uccisi tre carabinieri. Non si parla di violenza politica o di strada, di giovani di destra e sinistra che si fronteggiavano e a volte si ammazzavano; stiamo parlando del peggiore stragismo. Dedichiamogli una strada, lo merita: Via Giorgio Almirante, terrorista.

domenica 27 gennaio 2008

Memoria o attualità?











Oggi è l'anniversario della Shoah, sono passati ben 62 anni dall'ingresso dell'Armata Rossa ad Aushwitz, eppure le due foto a lato esprimono sia l'orrore di 62anni fa che quello attuale in Darfur. La memoria sembra scomparire, tuttavia probabilmente è normale, se gli orrori del presente nemmeno li vediamo. Avevo intenzione di parlare delle sterili beghe della nostra inutile classe politica ma alla fine mi sono reso conto che non me ne frega una emerita mazza.
Voglio solo rendere omaggio ai milioni di morti di sessant'anni fa e alle povere vittime innocenti che oggi muoiono nella nostra indifferenza.

P.S. Il Corriere della Sera on line qualcosa sul giorno della memoria l'ha messo ma Repubblica, al di là delle solite troie da calendario rattuso (che gli fa avere molti link in modo da potersi dichiarare il primo portale italiano per l'informazione), non ne ha parlato per nulla.

"Se con l'olocausto Dio ha scelto di interrogare l'uomo, spetta a questi rispondere con una ricerca che ha dio per oggetto." Elie Wiesel.


« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso.
Mai. »
Elie Wiesel. (Tratto da La notte, edizione italiana La Giuntina, Firenze, pp. 39-40)

martedì 25 dicembre 2007

Ciao Grandissimo...

Ricordiamo un grande con il suo manifesto più grande...



"La vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo."
Charlie Chaplin

P.S. Buon Natale

mercoledì 12 dicembre 2007

38 anni dopo... alla fine aveva ragione lui!








Sono passati esattamente 38 anni dalla strage di Piazza Fontana, la madre di tutte le stragi.
Stamattina rivedevo quest'intervista a Pietro Valpreda da parte di Sergio Zavoli, ed è incredibile come si sia avverato tutto quanto detto da Pietro ad uno Zavoli incredulo e speranzoso di un'imminente verità che in questo paese di merda non avremo mai.

L'intervista scritta la trovate qui.

"Ma senta, io ho trovato abbastanza forza in me per reagire, e forse ho avuto anche una situazione oggettiva che mi ha permesso di rifarmi una vita. Per il resto, non credo di dover chiedere di più… Non credo neanche che lo Stato possa e voglia dare di più. Altri hanno detto: sarà fatta giustizia, sarà fatta luce. Non so, questo mi pare misticismo… Credere in un dio statale che non esiste… Perché dovrei pregare davanti a un altare in cui non credo? C'è una verità dello Stato. Io ho avuto la mia, che mi ha permesso di sopravvivere. Proseguo con la mia." Pietro Valpreda.

domenica 11 novembre 2007

Siamo uomini d'amore o di libertà?



In ricordo di un film storico (almeno per me ed alcuni miei compaesani) che con semplicità e allegria ci ricorda quali sono le cose che ci fanno andare avanti nella vita.

"A libbertà, a libbertà.... pur o' pappavallo l'adda pruvà."

Giggino il poeta. (Tratto da Così Parlo Bellavista).

venerdì 2 novembre 2007

Un pensiero a 32 anni dalla morte...

A Pier Paolo Pasolini



"Il vero valore di un uomo non è determinato dal possesso, supposto o reale, della Verità, ma piuttosto dal suo impegno a cercarla. Non è nel possesso della Verità, ma piuttosto nel perseguimento di essa che egli estende i suoi poteri e in questo va cercata la sua perfettibilità. Il possesso rende gli individui passivi, indolenti e superbi. Se Dio dovesse tenere racchiusa tutta la Verità nella mano destra, e nella mano sinistra solo il costante e diligente percorso verso di essa, pur con l'avvertimento che potrei sempre e per sempre errare in tale percorso, e mi offrisse di scegliere, con tutta umiltà opterei per la mano sinistra."

Gotthold Lessing (1778)

sabato 13 ottobre 2007

Micciché........ ma chi è?


Chi è Gianfranco Micciché?
La domanda sorge spontanea quando qualcuno afferma che il nome "Falcone-Borsellino" dato all'aeroporto di Palermo è brutto, porta sfiga e ci induce a grattarci le palle quando dobbiamo prendere l'aereo per Palermo.
Mi scuso per la volgarità delle parole ma forse in questo modo rendo maggiormente l'idea che, una certa tipologia di personaggi (specialmente politici), vuole istillare nella mente delle persone comuni.
Tale Micciché come letto su wikipedia o sul suo blog personale è un ex scagnozzo di Marcello Dell'Utri, avendo lavorato a Publitalia 80, oltre che ex (ufficialmente non consuma più) cocainomane.
Quando una persona del genere fa tali affermazioni, dopo aver fatto tre legislature ed in qualità di Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, io ritengo non possa ritrattare le sue dichiarazioni: HA FATTO UNA FIGURA DI MERDA E BASTA!
Il fare una figura di merda è già di per sé una perdita di immagine e dignità e una volta, per molto meno, induceva quanto meno alle dimissioni da qualunque carica pubblica.
Oggi non fa una piega, a maggior ragione quando le dichiarazioni provengono dai politici.
Ecco dove viene fuori poi Beppe Grillo.
Il problema è che questa gente ha una faccia di cartone, a loro non frega nulla di una figura di merda in più o in meno, hanno il potere e ciò è sufficiente.
Sto notando che con sempre più insistenza, con affermazioni e poi successive ritrattazioni, si sta cercando di buttare nel dimenticatoio le persone che hanno dato la vita contro la criminalità organizzata, non so se ci sia un disegno comune, ma è sempre bene tenere le antenne alzate.
"Come disse giustamente Luciano Liggio, se esiste l'antimafia vorrà dire che esiste pure la mafia. Io non sto né con la mafia, né con l'antimafia. Almeno non con questa antimafia che complotta contro di me attraverso pentiti pilotati."
Marcello Dell'Utri.

domenica 7 ottobre 2007

Nuove Opinioni

Dal numero di contatti e dai commenti ai post sto notando che il blog sta crescendo sempre più. Questo mi rallegra e spero che i contatti aumentino sempre più.
Oggi tuttavia voglio proseguire nella ricerca di politici di spessore, ma purtroppo non ne ho trovati.
Allora mi sono chiesto: e se cercassi nuove idee?
Nel ricerca di nuove idee mi sono imbattuto nell'Onorevole Presidente della Regione Sicilia (amatissima terra) Totò Cuffaro.
Molti ricorderanno la veemenza con la quale nel 1991 a Samarcanda attaccò Giovanni Falcone.
Oggi ho scoperto un video sulla sua nuova visione politica alla luce di quanto accaduto negli ultimi 15 anni.



"Un'idea morta produce più fanatismo di un'idea viva; anzi, soltanto quella morta ne produce. Poiché gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte."
Leonardo Sciascia

lunedì 1 ottobre 2007

Dove siete "nazioni civilizzate"?

Ecco dove finisce una rivoluzione pacifica quando non ci sono dollari di mezzo.


sabato 22 settembre 2007

Giovanni Pesce e Guernica


Durante il sonnecchioso dopopranzo, mentre leggo un po' di fatti sul web, casualmente m'inbatto in Giovanni Pesce. Per chi non lo sapesse egli era noto con il nome in codice di "Visone" ed è stato un grande comandante partigiano. Egli è stato uno di quegli uomini che ci hanno restituito la libertà.
E' morto il 27 luglio di quest'anno a 89 anni ed ha partecipato come volontario alla guerra civile spagnola nel 1936.
Il periodo spagnolo (1936-1937) è una fase della storia che è sempre stata poco raccontata e ricordata, le mie conoscenze si basano esclusivamente su "Omaggio alla Catalogna" di George Orwell, eppure mi piacerebbe tantissimo saperne di più.
Qualcosa si può trovare in un sito chiamato "Memorie di Spagna" al quale ha contribuito anche il comandante Visone.
"Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto."
George Orwell.

domenica 16 settembre 2007

L'omologazione

Pasolini ci spiega la TV e La Politica Italiana.

venerdì 14 settembre 2007

Goldrake distrugge Vega

Che bello sarebbe se le cose fossero così semplici! Comunque il video che posto risveglia un pò di sana nostalgia.

lunedì 3 settembre 2007

La memoria non scomparirà mai.


La foto che ho inserito nel post di oggi è un po' cruda, ma ci mostra la mafia per quello che è.
Sono passati 25 anni dal 3 settembre 1982, ma il dolore si riaccende.
La morte di Carlo Alberto Dalla Chiesa ci rammenta come si può morire da carabiniere e da pirla contemporaneamente (come Giorgio Bocca ha citato venerdì sera a Matrix).
Carlo Alberto Dalla Chiesa era un grande uomo, un carabiniere nel senso più nobile del termine.
Da figlio di carabiniere so che l'Arma non dimentica i suoi figli, anzi li glorifica. Tuttavia mi fa una rabbia pazzesca pensare che quest'uomo (come tutti gli altri che lo hanno preceduto e che verranno dopo) sia stato lasciato solo al suo destino.
Questo blog ha come scopo il mantenere viva la memoria affinché tutti ricordino questi uomini che hanno alzato la testa a questo paese di merda fatto da milioni di caccole umane pronte a scannarsi per una poltrona e leccare il culo al potente di turno.

"Non vado ai funerali, preferisco andare ai battesimi e alle comunioni!".
Giulio Andreotti in risposta ad un giornalista che gli chiedeva perché non avesse partecipato ai funerali del Generale Dalla Chiesa.

mercoledì 22 agosto 2007

Briganti 2

A completamento del post di ieri, e con una Lina Sastri veramente magistrale.

martedì 21 agosto 2007

Briganti

Il video che posto oggi forse ha un tono troppo enfatico, ma mette in evidenza un problema vero: la storia la fanno i vincitori. Ci tornerò.

giovedì 1 marzo 2007

Totò Savio


Stamattina ho scoperto chi è Totò Savio e cosa ha fatto durante la sua vita. Ammetto l'ignoranza, molti riterranno inammissibile che un napoletano nonché cultore degli Squallor non lo sappia, tuttavia quello che mi ha scioccato è il fatto che costui ha scritto anche un sacco di pietre miliari della canzone popolare italiana.
Di seguito la biografia tratta dal suo sito www.totosavio.it

Gaetano Savio, in arte Totò, nasce a Napoli il 18 novembre del 1937.
Fin da piccolissimo strimpella la chitarra, a dodici anni prende lezioni da un maestro posteggiatore napoletano che insegna gratuitamente ai bambini. Nel '55, ancora minorenne, fa un provino per il complesso di Marino Marini e viene scelto come chitarrista; suona prima in Francia (dove conosce la moglie Jacqueline) e poi in tutta Europa riscuotendo un grosso successo. Agli inizi degli anni sessanta, ristabilitosi a Napoli, forma un suo gruppo, si esibisce nei locali della città e comincia la sue attività di compositore di musica per canzoni.
Nel '66 scrive “cuore matto” che viene presentata al festival di Sanremo interpretata da Little Tony e che ottiene solo l'ultimo posto. Le vendite però rendono merito alla canzone, che raggiunge i primi posti in classifica ed ottiene quella popolarità che ancora oggi la contraddistingue.
Grazie al grande successo della canzone si trasferisce a Roma e lì continua l'attività di autore e poi di produttore. Negli anni settanta scrive canzoni per: Massimo Ranieri (“erba di casa mia”, “vent'anni” ed altre), Franco Califano (“l'ultimo amico va via” e altre in romanesco), I Camaleonti (“cuore di vetro” Sanremo), Roberto Carlos (“un gatto nel blu” Sanremo), Il Giardino Dei Semplici dei quali è anche produttore (“miele”e altre).
Sempre nei settanta, insieme a tre amici\colleghi (Pace, Bigazzi e Cerruti), realizza il lato B di un disco di Renzo Arbore; è un pezzo ironico ed irriverente, e si divertono tanto da pensare di non farla finita li': nascono gli Squallor. Il gruppo sforna una decina di album soprattutto nelgi anni '80. Riscuote un notevole successo che porta alla produzione di due film (“arrapaho” e “uccelli d'Italia”) oggi cultmovie del cinema trash. Gli Squallor diventano un fenomeno; spesso bollati come volgari da chi non ha saputo capire lo spirito goliardico e tagliente che pervade la loro produzione, raggiungono comunque le vette delle classifiche italiane, mettendo in seria difficoltà le varie classifiche televisive dell' epoca che facevano i salti mortali per riuscire a trasmettere alcuni secondi dell' album che non risultassero troppo forti per la tv. Negli Squallor Totò Savio è autore di tutte le musiche, interprete delle canzoni e produttore.
Realizza un album come solista alla fine degli anni '70 dal titolo "ritratto di donna", il cui singolo è la sigla finale del telefilm "Diagnosi". Negli anni '80 produce e scrive per Loretta Goggi (“maledetta primavera” seconda a Sanremo '81) e scopre Michele Zarrillo (“su quel pianeta libero” “una rosa blu” poi recuperati da Zarrillo nel '97); scrive inoltre la colonna sonora del film "La patata bollente" con Renato Pozzetto e Massimo Ranieri, che canta lui stesso con la voce contraffatta e firmata con uno pseudonimo .
Nei '90 è direttore musicale per la rai in trasmissioni come “cocco” “rimini rimini” e “bellissima italiana” di cui scrive anche le sigle. Collabora con Renato Zero, Milva, El Puma e con tanti altri artisti. Nel frattempo comincia la lunga malattia per la quale finisce il 25 luglio 2004.

"Sono conscio dello stato della mia ignoranza e pronto a imparare da chiunque, indipendentemente dalla sua qualifica."
Isaac Asimov